
Di seguito il breve commento di Valentina Corona, alunna della V I e rappresentante d’Istituto del Liceo classico “G.Garibaldi” di Palermo
Il 25 Novembre 2009, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Liceo Classico Statale Giuseppe Garibaldi ha ospitato in assemblea d’Istituto Roberta Di Bella , esponente dell’UDI (Unione Donne in Italia), e Antonella Monastra, consigliera comunale. L’incontro è stato progettato con l’intento di far sì che il 25 Novembre si presentasse come un momento di riflessione per tutta la comunità studentesca, che, tuttavia, ha, con una scarsa affluenza all’evento, esplicitato un evidente disinteresse nei confronti del tema trattato. Resta comunque indubbio l’utile effetto che l’incontro ha sortito sui presenti. Roberta Di Bella e Antonella Monastra hanno infatti presentato il tema della violenza sulle donne con chiarezza e semplicità, dando inoltre spazio alle domande e alle riflessioni degli studenti. Le due ospiti hanno in particolare posto attenzione sull’evoluzione della conquista dei diritti femminili, sul carattere prevalentemente domestico della violenza di genere, sui motivi che spingono le donne a non denunciare i propri aggressori, sull’importanza della prevenzione e sulla fondamentale utilità dei Centri Antiviolenza.
Valentina Corona, rappresentante d’Istituto del Liceo classico “G.Garibaldi” di Palermo
In seguito al dibattito sul tema della violenza sulle donne, Agnese Aluia, alunna della III I del Liceo classico “G.Garibaldi” di Palermo, ha scritto le riflessioni che potete leggere di seguito.
A proposito di violenza sulle donne
Fin dai tempi antichi la donna è stata considerata come un oggetto, come un “essere inferiore all’uomo”, come colei che doveva occuparsi dell’allevamento e della cura della prole.
A tal proposito chiedo oggi nel XI secolo si può realmente affermare che la donna si sia emancipata? O il permesso, che è stato dato alla donna di poter accedere nel mondo del lavoro, è solo una copertura per nascondere che ancora oggi nella nostra società vi è una differenza sessuale, ovvero il riconoscimento dell’esistenza di due generi e di due identità di genere ( maschile e femminile), una sola delle quali è riconosciuta come soggetto: ovvero quella maschile?
Non vi è forse un ritorno al passato ?
Oggi apprendiamo dalla Tv che la violenza sulle donne, sempre più comune nella nostra società, è un fenomeno strettamente legato alla cancellazione del genere femminile, una manifestazione diretta della volontà di dominio e di subordinazione di un sesso, quello maschile, nei confronti dell’altro, percepito come diverso e pericoloso.
La violenza sembra non essere frutto di una patologia o di un’anormalità, ma legata, al contrario, alla quotidianità e alla normalità dei rapporti fra uomini e donne nella nostra società.
Infatti ormai è sempre più facile sentire dai mass-media le notizie di branchi di ragazzi che stuprano delle loro coetanee, soltanto per trovare un diversivo nelle loro giornate monotone, o mariti, “maschi frustrati”che picchiano le donne per dar via libera allo sfogo giornaliero.
Violenza attribuita a quell’essere maschile, a quell’essere che riesce a sentirsi uomo soltanto schiavizzando e sottomettendo con forza la donna,considerandola soltanto come un oggetto.
Secondo delle recenti indagini ISTAT – il quale campione di ricerca è formato da circa Venticinquemila donne tra i 16 e i 70 anni, provenienti da tutto il territorio nazionale – ci informano che quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza (violenza fisica che va dalle forme più lievi a quelle più gravi,violenza sessuale, violenza psicologica).
L’indagine ci informa inoltre Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente è stata vittima di violenza fisica o sessuale da parte del proprio partner; mentre il 24,7% delle donne italiane ha invece subito violenze da un altro uomo.
Leggendo questi dati spaventosi mi è ancora difficile accettare che molte di queste violenze si realizzano all’interno della coppia che decide di intraprendere un percorso di via insieme, condividendo gioie e dolori, in uno scambio reciproco di promesse, di amore e rispetto.
Tutto ciò è così inaccettabile che la mia coscienza lo rifiuta.
Dovremmo incominciare a pensare l’uomo, l’essere maschile, allo stesso livello degli animali, che nella fase della riproduzione con l’altro sesso, non sono legati ad esso da nessun rapporto affettivo?
La nostra società sta realmente tornando ad essere in uno stato primitivo in cui la donna era considerata come un oggetto da possedere e da utilizzare a proprio piacimento?
Oggi si apprende che la donna ha lottato tanto nel corso dei secoli per far comprendere che la violenza è violenza, lo stupro è stupro, e non è certo il modo di vestirsi o il modo in cui si sta in famiglia a dare agli uomini il “lascia – passare”per la violenza.
Il 25 novembre ricorre la giornata sulla “violenza sulle donne”, giornata in cui la donna ricorda all’umanità che non è un oggetto e neanche un essere inferiore rispetto all’uomo, in quanto la l’intelligenza è pari in entrambi i sessi.
In queste giornate penso che sia ammirevole che le donne si mobilitino;mentre mi sembra meno apprezzabile l’eventuale silenzio dei maschi.
Ciò mi fa pensare che molto si sta facendo, ma tanto ancora si deve fare.
Convincere soprattutto le donne a parlare, a non avere paura, a non pensare mai che la violenza le è stata dovuta perché meritata.
Penso, infine, che mai nessun essere umano può meritare tale violenza da altre persone considerate umane.
Agnese Aluia III , Liceo classico “G.Garibaldi” di Palermo




